Roman Polanski: le 10 migliori performance nei suoi film

Oggi festeggia 85 anni il grande regista Roman Polanski: da Chinatown a Il pianista, ripercorriamo i ruoli e le interpretazioni migliori che il suo cinema ci ha regalato.

Roman Polanski: A Film Memoir, un'immagine di Roman Polanski sul set di Frantic, insieme a Harrison Ford ed Emmanuelle Seigner

Sull'importanza e sulla fosca bellezza del cinema di Roman Polanski sono stati versati fiumi d'inchiostro, e anche noi abbiamo avuto più volte occasione di parlarne. In oltre mezzo secolo di carriera, del resto, il regista polacco, nato a Parigi, ha realizzato alcune autentiche pietre miliari e numerosi film che, talvolta in chiave drammatica, in altri casi con toni grotteschi, hanno definito un'idea di poetica ben precisa e hanno reso Polanski uno degli autori più apprezzati e premiati della sua generazione.

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Chinatown: Faye Dunaway e Jack Nicholson in un momento del film

Figura acclamata ma anche controversa (risale ad appena tre mesi fa la sua discussa espulsione dall'Academy), oggi Roman Polanski taglia il traguardo degli ottantacinque anni. L'età, in ogni caso, non sembra aver indebolito in alcun modo la sua passione per il set: risale ad appena un anno fa il suo lavoro più recente, Quello che non so di lei, dramma psicologico interpretato da Eva Green ed Emmanuelle Seigner, dal 1989 moglie del regista e spesso sua 'musa' davanti alla macchina da presa. Del resto, da Frantic a Venere in pelliccia, la Seigner è una delle moltissime star che, in Polanski, hanno trovato un magnifico "direttore d'attori", di quelli in grado di ricavare il meglio dagli interpreti a propria disposizione.

Roman Polanski sul set di God of Carnage con Jodie Foster

Non a caso i film di Polanski sono costellati di grandi ruoli e di grandi performance: oltre alla sensualità ferina di Emmanuelle Seigner in film come Luna di fiele e Venere in pelliccia, potremmo citare l'improvvisato detective Harrison Ford nel thriller dal sapore hitchcockiano Frantic e quello a cui presta il volto Ewan McGregor nello splendido L'uomo nell'ombra, ma anche l'ambiguo Donald Pleasence di Cul de sac, il Macbeth di Jon Finch, il corsaro Walter Matthau in Pirati, il Fagin di Ben Kingsley in Oliver Twist e l'indecifrabile Olivia Williams de L'uomo dell'ombra... senza dimenticare ovviamente lo stesso Polanski, protagonista nel 1976 del delirante L'inquilino del terzo piano. E in un ventaglio tanto ampio, abbiamo provato a selezionare dieci migliori interpretazioni che hanno contribuito a farci amare in tale misura il cinema inconfondibile di Roman Polanski...

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10. Kate Winslet, Carnage

Kate Winslet è Nancy Cowan in Carnage di Polanski

È una spettacolare gara di recitazione quella che, nel 2011, Roman Polanski mette in scena in Carnage, riduzione della pièce teatrale Il Dio della carneficina di Yasmina Reza, con Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz e John C. Reilly impegnati in un furioso "gioco al massacro" fra le pareti di un appartamento di Brooklyn. Per quanto ciascun membro del quartetto abbia modo di mettere in mostra il proprio talento, a brillare più di tutti è forse una scatenata Kate Winslet nel ruolo di Nancy Cowan, moglie dell'uomo d'affari Alan (Waltz): una facciata da inappuntabile signora borghese dietro la quale, però, si annidano frustrazioni e nevrosi pronte ad esplodere... soprattutto quando Nancy comincia ad alzare il gomito e a perdere i propri freni inibitori.

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9. John Huston, Chinatown

Chinatown: John Huston in una scena del film

Sono sufficienti un paio di scene e una manciata di minuti affinché il mitico John Huston, grandissimo regista ma pure grande attore, riesca a ritrarre uno dei personaggi più tenebrosi della filmografia polanskiana, nonché uno dei più celebri villain di sempre (l'American Film Institute lo inserirà al sedicesimo posto nella classifica dei migliori antagonisti del cinema). In Chinatown, capolavoro noir del 1974, Huston veste i panni del milionario Noah Cross, che dietro una maschera di pacata gentilezza lascia trapelare un animo sinistro e feroce, consapevole del proprio potere e determinato ad usarlo per accaparrarsi ciò che più gli preme: "Il futuro, Mr. Gittes... il futuro!".

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8. Nastassja Kinski, Tess

Tess

Raffinatissima trasposizione del classico di Thomas Hardy Tess dei d'Urberville, girata da Roman Polanski nel 1979 e dedicata alla compianta Sharon Tate (era stata lei, poco prima di morire, a suggerire al marito di adattare il romanzo di Hardy per lo schermo), Tess ha offerto alla modella tedesca Nastassja Kinski, figlia di Klaus Kinski e all'epoca appena diciottenne, il ruolo-simbolo della propria carriera: quello di Tess Durbeyfield, ragazza di famiglia contadina che, nell'Inghilterra della seconda metà dell'Ottocento, si trova ad affrontare alcune durissime esperienze, ma anche ad essere travolta dall'amore per il giovane Angel Clare (Peter Firth). L'innocenza, la nobiltà d'animo, la dignità violata e la forza dei sentimenti di questa tragica eroina trovano una perfetta incarnazione nella Kinski, che grazie a Tess ha ricevuto il Golden Globe come miglior attrice emergente.

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7. Ruth Gordon, Rosemary's Baby

Mia Farrow con John Cassavetes, Ruth Gordon e Sidney Blackmer nel film Rosemary's baby

Dalla prima apparizione, con la sua mise variopinta e sopra le righe e la sua eccentrica acconciatura, Minnie Castevet, l'invadente e loquace vicina di casa dei coniugi Woodhouse, è il personaggio buffo e vagamente inquietante destinato a rubare puntualmente la scena in Rosemary's Baby, capolavoro horror del 1968. Interpretata da una spassosa Ruth Gordon, sceneggiatrice e caratterista ultrasettantenne qui in un ruolo entrato nell'immaginario collettivo, Minnie, con le sue soffocanti premure e la sua maleodorante radice di tannis, è una figura in cui convivono al tempo stesso minaccia e ironia; e la Gordon, con la sua recitazione connotata da un'infallibile vivacità, si è guadagnata grazie al film di Polanski il premio Oscar e il Golden Globe come miglior attrice supporter.

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Rosemary's Baby: Ruth Gordon in una scena del film

6. Sigourney Weaver, La morte e la fanciulla

La morte e la fanciulla: Sigourney Weaver e Ben Kingsley in una scena del film

Tratto dall'opera teatrale di Ariel Dorfman e portato sullo schermo nel 1994, La morte e la fanciulla è una delle perle meno note della produzione di Roman Polanski: un dramma tesissimo interamente giostrato da un ottimo terzetto d'attori, fra cui si distingue una superba Sigourney Weaver in una delle sue prove più intense. L'attrice interpreta Paulina Escobar, una donna che vive in un paese del Sud America uscito da poco da una spietata dittatura; e quando si imbatte nel dottor Robert Miranda (Ben Kingsley), Paulina, convinta che si tratti di un esponente dell'ex regime, decide di ribaltare i ruoli di vittima e carnefice. In un ruolo già portato con grande successo a Broadway da Glenn Close, la Weaver disegna il vibrante ritratto di un personaggio divorato dal desiderio di giustizia e di vendetta.

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5. Adrien Brody, Il pianista

Adrien Brody è Wladyslaw Szpilman nel film Il pianista di Roman Polanski

È una prova pervasa di quieta, sommessa disperazione quella che l'attore newyorkese Adrien Brody offre nei panni di Władysław Szpilman ne Il pianista, uno dei film più personali e dolorosi diretti da Roman Polanski. Ricompensato con la Palma d'Oro al Festival di Cannes 2002 e con tre premi Oscar, inclusa la statuetta per la regia di Polanski, Il pianista racconta l'odissea di Szpilman, appartenente a una famiglia ebrea polacca di musicisti, nella Varsavia occupata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Nella trasposizione dell'autobiografia di Szpilman, Brody costituisce il cuore pulsante di questa cronaca di una strenua lotta per la sopravvivenza, con una performance che, a soli ventinove anni, lo avrebbe reso il più giovane vincitore di sempre dell'Oscar come miglior attore.

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4. Jack Nicholson, Chinatown

Chinatown: un'immagine di Jack Nicholson durante una scena

Detective privato dai modi sbrigativi, con la battuta tagliente e una sagace ironia che si accompagna, però, ad un ferreo senso morale, Jake Gittes, l'investigatore interpretato da uno strepitoso Jack Nicholson (con tanto di cerotto sul naso), è l'improbabile eroe che tenta di portare un barlume di luce nell'oscuro microcosmo della Los Angeles degli anni Trenta in Chinatown. Erede di una tradizione di investigatori dei noir classici, Jake Gittes è uno dei personaggi più iconici del cinema americano dell'ultimo mezzo secolo, e Nicholson gli conferisce una naturalezza e un carisma che nessuno, quanto lui, sarebbe stato in grado di esprimere in una parte del genere. Grazie a Chinatown, Jack Nicholson ha vinto il Golden Globe e il BAFTA Award come miglior attore e ha ottenuto una candidatura all'Oscar, mentre nel 1990 avrebbe riportato sullo schermo Gittes in un sequel da lui stesso diretto, Il grande inganno.

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Jack Nicholson e Faye Dunaway in una scena di Chinatown

3. Faye Dunaway, Chinatown

Chinatown: Faye Dunaway in una scena

Misteriosa, altera, sfuggente, con uno sguardo di ghiaccio dietro cui si celano spettri mostruosi e paure inconfessabili: Evelyn Mulwray, la giovane donna coinvolta nel caso su cui sta indagando Jake Gittes in Chinatown, è tutt'altro che una comune femme fatale, ma uno dei personaggi più complessi e affascinanti del cinema polanskiano. Ed è una straordinaria Faye Dunaway, fortemente voluta da Polanski stesso, a rendere Evelyn una figura indimenticabile: una "vedova nera" dal fascino aristocratico e ammantata di tragica bellezza, che nel corso del film finirà per rivelare gli abissi del proprio passato... un passato affrontato dalla donna con ferrea determinazione, fino all'ultimo. Fra i volti-simbolo della New Hollywood, per Chinatown Faye Dunaway ha ricevuto la nomination all'Oscar come miglior attrice.

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2. Catherine Deneuve, Repulsion

Repulsione: Catherine Deneuve in una scena del film

Nel 1965 la ventunenne Catherine Deneuve, astro nascente del cinema francese, ha l'occasione di mostrare al pubblico il suo immenso talento con un ruolo da tour de force della recitazione che, perfino in una carriera gigantesca come la sua, sarebbe rimasto una punta di diamante: quello di Carol Ledoux, giovane manicure dal fragilissimo equilibrio psichico, protagonista assoluta del secondo lungometraggio di Polanski, Repulsion. Per un'ora e quaranta minuti, la Carol della Deneuve ci conduce in un lungo incubo ad occhi aperti all'interno di un film allucinato e visionario, dispiegando, nella solitudine della propria abitazione, un ventaglio di diversi stati d'animo: il candore, lo smarrimento, l'angoscia crescente, fino a precipitare in un baratro di orrore senza via d'uscita.

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Repulsion

1. Mia Farrow, Rosemary's Baby

Rosemary's Baby: un primo piano di Mia Farrow

E a proposito di giovani donne in preda alla paranoia, rinchiuse fra pareti che finiscono per trasformarsi in gabbie opprimenti e alle prese con ossessioni al confine fra realtà e immaginazione... quale esempio più emblematico di Rosemary Woodhouse, la giovane protagonista di un film seminale come Rosemary's Baby? Sposina dolce e amorevole, la Rosemary interpretata da una sorprendente Mia Farrow si ritroverà immersa in una spirale di dubbio via via più vorticosa, fino a convincersi che la propria gravidanza sia oggetto delle mire di una setta di adoratori di Satana. Nata dalla fantasia dello scrittore Ira Levin e incarnata alla perfezione dalla Farrow, con quegli occhi spalancati e gonfi di paura, Rosemary è diventata un vero e proprio archetipo del cinema moderno: la progenitrice non solo del figlio del demonio, ma anche e soprattutto di innumerevoli eroine tormentate negli annali del cinema horror.

Rosemary's Baby: Mia Farrow in un'immagine del film
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