I 100 anni di Ingmar Bergman: i grandi personaggi di un regista indimenticabile

Uomini e donne in preda a dubbi divoranti, alla ricerca di se stessi, di un precario equilibrio sentimentale o della chiave per i misteri dell'esistenza: celebriamo il centenario del mitico Ingmar Bergman andando a riscoprire alcuni fra i personaggi più memorabili creati dal regista svedese.

È strano come ogni essere umano possieda dentro di sé una sorta di dignità o di integrità, e da questa sviluppi relazioni con altri esseri umani, tensioni, incomprensioni, tenerezza...

Ingmar Bergman e Liv Ullmann insieme in una foto

Difficile pensare a un cineasta che abbia saputo raccontare gli esseri umani, il loro universo emotivo e le loro relazioni con gli altri con l'intensità e la profondità dei film di Ingmar Bergman: non solo uno degli artisti più importanti e influenti di tutto il ventesimo secolo, ma un autore che ha adoperato il linguaggio cinematografico - spesso innovandolo e dettandone nuove regole - per esplorare i ricordi, i sentimenti, la psiche di uomini e donne impegnati in logoranti conflitti interiori.

Crisi spirituali e dilemmi morali, paranoie e rimpianti, desiderio d'amore e anelito alla solitudine: i personaggi di Bergman hanno saputo conquistarsi un posto privilegiato nel nostro immaginario di cinefili - e nel nostro cuore di spettatori - proprio per la loro capacità di riflettere dubbi, necessità e stati d'animo che appartengono o, in qualche momento della nostra vita, sono appartenuti a ciascuno di noi, conferendo a questi stati d'animo il volto e la voce dei più grandi attori della Scandinavia.

Il posto delle fragole: Victor Sjöström in una scena del film
il maestro Ingmar Bergman

Circa un anno fa abbiamo già avuto occasione di celebrare l'opera di Ingmar Bergman per i dieci anni dalla sua scomparsa, ma il 14 luglio 2018 costituisce un'altra data davvero speciale: si tratta infatti del centennale della nascita del regista e sceneggiatore svedese, considerato uno dei maestri non soltanto della settima arte, ma della cultura della nostra epoca. Una ricorrenza per la quale abbiamo scelto di proporvi un itinerario fra i personaggi più belli partoriti dalla mente di Bergman, quelli attorno ai quali hanno preso forma molti dei magnifici film che ci hanno fatto conoscere e amare un cineasta del quale non potremmo fare a meno...

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10. Tomas Ericsson, Luci d'inverno

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Secondo capitolo, datato 1963, della trilogia bergmaniana sul "silenzio di Dio", Luci d'inverno offre una complessa riflessione sui temi della fede e del rapporto con Dio, elaborata mediante la crisi del personaggio di Tomas Ericsson, pastore protestante di un villaggio svedese, vedovo e afflitto da insicurezze sul proprio ruolo di guida spirituale. In uno dei film più austeri e dolorosi di Bergman, uno dei collaboratori storici del regista, Gunnar Björnstrand, disegna il ritratto estremamente toccante di un uomo pronto a rimettere in discussione se stesso e tutta la propria esistenza.

9. Monika, Monica e il desiderio

Realizzato nel 1953 e appartenente alla prima fase della produzione di Ingmar Bergman, Monica e il desiderio è il film che ha inaugurato la collaborazione fra il regista di Uppsala e l'allora ventunenne Harriet Andersson, con la quale Bergman avrebbe avuto anche una relazione amorosa. E la Monika incarnata dalla Andersson, con la sua sensualità fiera e prorompente (a cui renderà omaggio pochi anni dopo un giovane François Truffaut in una scena de I quattrocento colpi), ma anche con la sua sommessa malinconia provocata dal passaggio dall'adolescenza all'età adulta, diventerà un'icona del cinema bergmaniano, in uno spiazzante connubio fra erotismo e inquietudine.

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8. Karin, Come in uno specchio

Come in uno specchio: una scena del film

È ancora Harriet Andersson, nel 1961, a calarsi nella parte di una giovane donna agli antipodi rispetto a Monika: si tratta di Karin, appena dimessa da un ospedale psichiatrico e perno attorno al quale si sviluppano i rapporti di un quartetto di comprimari in Come in uno specchio, il primo tassello della trilogia sul "silenzio di Dio", nonché la pellicola che vale a Bergman il secondo dei suoi tre Oscar per il miglior film straniero. Sposata con il medico Martin (Max von Sydow) e figlia dello scrittore David (Gunnar Björnstrand), Karin è strettamente legata al fratello minore Minus (Lars Passgård), depositario delle confidenze della ragazza: un personaggio enigmatico, vittima di insicurezze e ossessioni che caratterizzeranno molte altre figure (soprattutto femminili) dell'opera di Bergman. Da antologia la sequenza dell'allucinazione di Karin, che all'apice del proprio delirio vede Dio prendere la forma di un gigantesco ragno.

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7. Johan e Marianne, Scene da un matrimonio

Scene da un matrimonio: Liv Ullmann ed Erland Josephson in un momento del film

Prodotto nel 1973 per la TV svedese come una miniserie di quattro ore e mezza, ma distribuito anche nei cinema di tutto il mondo in una versione di quasi tre ore, Scene da un matrimonio è una delle opere di Ingmar Bergman più conosciute e imitate (basti pensare a Mariti e mogli di Woody Allen o alla trilogia di Jesse e Céline di Richard Linklater). E i due protagonisti, Erland Josephson e Liv Ullmann, si calano con impeccabile mimetismo nei ruoli di Johan e Marianne, una coppia che assiste al progressivo deterioramento del proprio ménage, tra confessioni, tradimenti, rimorsi, ma anche un solido affetto reciproco. A Johan e Marianne, trent'anni più tardi, Bergman dedicherà l'ultimo film della sua produzione, il bellissimo Sarabanda, con lo stesso duo di interpreti.

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6. Charlotte ed Eva Andergast, Sinfonia d'autunno

Sinfonia d'autunno: Liv Ullmann in una scena del film

Uno dei più controversi e laceranti rapporti tra madre e figlia che il cinema abbia mai avuto il coraggio di mostrarci: è quello che unisce Charlotte Andergast, famosa pianista che ha sempre messo la propria carriera davanti agli impegni familiari, e sua figlia Eva, succube del risentimento verso una madre con la quale, al loro primo incontro dopo sette anni di assenza, intraprenderà un durissimo confronto. Accolto nel 1978 da un vasto successo, Sinfonia d'autunno è costruito attorno al duetto fra due attrici straordinarie: Liv Ullmann nei panni di Eva e, alla sua unica collaborazione con Ingmar, la leggendaria Ingrid Bergman nella parte di Charlotte, in una performance struggente che le è valsa la nomination all'Oscar come miglior attrice.

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5. Maria, Karin, Agnes e Anna, Sussurri e grida

Sussurri e grida: un primo piano tratto dal film

Fra i capolavori seminali della produzione bergmaniana, uscito nelle sale nel 1973 e candidato all'Oscar come miglior film, Sussurri e grida è interamente ambientato nelle ampie sale di una magione di campagna alla fine dell'Ottocento, dove Agnes (Harriet Andersson), malata di cancro, è in attesa di esalare l'ultimo respiro. Attorno al capezzale della donna si riuniscono le sue due sorelle, Maria (Liv Ullmann) e Karin (Ingrid Thulin), e la domestica Anna (Kari Sylwan), che accudisce Agnes con silenziosa e solerte premura. Sui rispettivi confronti fra queste tre sorelle, divise da conflitti, recriminazioni e gelosie, e sull'affettuosa presenza di Anna, Bergman costruisce una delle sue opere più complesse e commoventi, sorretta da un quartetto di attrici in stato di grazia.

Sussurri e grida: un'immagine del film

4. Jenny Isaksson, L'immagine allo specchio

L'immagine allo specchio: Liv Ullmann in una scena del film

Nel corso degli anni Settanta, il sodalizio fra Ingmar Bergman e una delle sue partner storiche, Liv Ullmann, ha permesso alla meravigliosa attrice svedese di dar vita a una galleria di interpretazioni magistrali: e la più poderosa rimane probabilmente quella offerta dalla Ullmann nel 1976 ne L'immagine allo specchio, un autentico one-woman-show sviluppato sul personaggio della dottoressa Jenny Isaksson, una psichiatra che, in un percorso sospeso fra realtà e incubo, si troverà a fare i conti con se stessa e con le proprie paure (il titolo originale è traducibile non a caso come "faccia a faccia") e a tracciare un bilancio della propria esistenza. Per questo film Liv Ullmann, ancora una volta di bravura impressionante, si è aggiudicata la sua seconda nomination all'Oscar come miglior attrice.

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3. Antonius Block, Il settimo sigillo

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Il settimo sigillo è il film che, nel 1957, ha permesso a Ingmar Bergman non solo di entrare a tutti gli effetti nel canone dei massimi talenti del cinema mondiale, ma di lasciare una prima, indelebile traccia nel nostro immaginario collettivo. Del resto, esiste una sequenza del cinema bergmaniano più simbolica della partita a scacchi giocata dal cavaliere medievale Antonius Block, a cui presta il volto un magnetico Max von Sydow, e la Morte, con un lungo mantello nero e il volto spettrale dell'attore Bengt Ekerot? Antonius Block, guerriero crociato dilaniato da domande senza risposta sulla presenza di Dio e sul significato della sofferenza che dilaga nel mondo, è uno dei primi "eroi in crisi" nella filmografia del regista svedese: coraggiosi, fragili, umanissimi.

2. Isak Borg, Il posto delle fragole

Il posto delle fragole: Victor Sjöström in un momento del film

Alla fine del 1957, a pochi mesi di distanza da Il settimo sigillo, Ingmar Bergman presenta al pubblico il secondo capolavoro realizzato nell'arco di un singolo anno, che sarà poi insignito dell'Orso d'Oro al Festival di Berlino 1958: Il posto delle fragole, emozionante riflessione sul trascorrere del tempo e sui rapporti familiari. Al cuore dell'intero film vi è la figura di Isak Borg, un professore alla soglia degli ottant'anni che, dopo una lunga e fortunata attività nel campo della medicina, si accinge a recarsi a Lund per ritirare un prestigioso riconoscimento; ma il suo viaggio sarà anche e soprattutto un viaggio nei ricordi e un'impietosa analisi rivolta verso se stesso. E nel ruolo di questo personaggio il regista svedese Victor Sjöström, uno dei pionieri del cinema muto, regala una prova d'attore semplicemente memorabile.

1. Elisabeth Vogler e Alma, Persona

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Impossibile separare le due donne che costituiscono l'anima e il volto di uno dei film più densi e più influenti di tutto il cinema del ventesimo secolo: Persona, capolavoro sperimentale realizzato da Ingmar Bergman nel 1966. Una pellicola che si dipana attraverso il confronto, intimo, sorprendente e a tratti quasi sadico, fra le due protagoniste: Elisabeth Vogler (Liv Ullmann, al suo primo film con Bergman), un'attrice teatrale che si è rinchiusa all'improvviso in un inviolabile mutismo, e Alma (Bibi Andersson), la premurosa infermiera che, in una casa in riva al mare, si prende cura di lei, affidandole incautamente pensieri e confessioni.

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In un racconto via via più ermetico ed imprevedibile, in cui la realtà arriverà al punto di sconfinare nel sogno, queste due giovani attrici di immenso talento si producono in una formidabile gara di recitazione, dipingendo due personaggi lontanissimi ma anche speculari l'uno all'altro, fino a trascinarci in un vertiginoso faccia a faccia che, a oltre mezzo secolo di distanza, non ha perso un grammo del suo fascino misterioso e conturbante.

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